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“Rimarrai sempre una ragazza, nel cuore; nella mente e nello spirito avrai sempre quattordici anni, perché ti inventi la vita ogni giorno”. Era questa la frase che per Salvatore Quasimodo più rappresentava la personalità di Maria Cumani, sua moglie, fonte di ispirazione, donna centrale nella sua vita. Il ritratto di una donna piena di entusiasmo, mossa da una fervente vena creativa, che l’ha resa protagonista del panorama culturale italiano del XX secolo. Studia danza con la grande Jia Ruskaja, diventando un’importante ballerina e coreografa e questa passione la accompagnerà per tutta la vita. Dimostrerà un enorme talento come attrice di prosa recitando sui set di registi come Fellini, Monicelli, Rossellini, Pasolini e i fratelli Taviani. Quando incontra e sposa il poeta Salvatore Quasimodo, si avvicina anche al mondo della poesia, dimostrando anche in quel campo grandi capacità espressive. Pubblicherà alcuni libri tra cui Improvviso un vento (edizioni Rari Nantes del 1981) e L’arte del Silenzio (edito da Spirali nel 1995).

Tra le incantevoli vesti conservate alla Galleria del Costume, ci sono gli abiti appartenuti a Maria Cumani Quasimodo, anche questi testimonianza della personalità eclettica della grande artista italiana. Abiti indossati durante le riprese di un film, o nella vita quotidiana, a volta non un vero capolavoro dal punto di vista della manifattura sartoriale, ma sempre valorizzati dalla personalità e dall’aura di spirito vitale di Maria Cumani Quasimodo. La cappa in seta nera moiré, che accompagna l’abito in stile anni Venti, è stato regalato a Maria Cumani dalla moglie di un noto esponente della pittura russa del primo Novecento, e, a detta della donatrice, è un prodotto dalla prestigiosa Maison Worth. La lavorazione piuttosto arrangiata è giustificata dal fatto che entrambi i capi sono il frutto di un restyling di abiti già esistenti, probabilmente  la gonna di un abito ottocentesco.

L’abito di chiffon in seta nera con elaborato ricamo in stile Art Déco, è uno dei più utilizzati dall’artista per pose fotografiche oltre che come costume di scena, e proviene invece da un lotto d’asta di oggetti appartenuti a Sarah Bernhardt.

Altri due abiti di scena sono l’abito in crêpe sul fucsia e grigio utilizzato durante le sue performance di danza sulle musiche di Chopin, e la tunica in cencio di nonna realizzata per il tour teatrale in omaggio al 50° anniversario della morte di Gabriele D’Annunzio.

Chiude la sfilata un caftano in stile nord-africano, dai colori sgargianti, sinonimo della poliedricità della grande Maria Cumani Quasimodo.

fonti testi e immagini: Donne Protagoniste nel Novecento – Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Livorno, Sillabe, 2013